venerdì 27 aprile "L'ultima Notte" al teatro Sociale di Valenza con l'Associazione Culturale Max Aub


"L'ultima Notte" di Laura Bombonato a Valenza, il 27 aprile al teatro Sociale, ore 21.
Ingresso Libero

(Ale: ringrazio Libreria Mondadori per la segnalazione e l'invio del materiale che metto nei commenti)

Associazione Culturale Max Aub
Via Marsala 1/A
15040 Castelceriolo (AL)
Tel 347 4513178
Sito web:
http://www.maxaub.it Email: infoCHIOCCIOLAmaxaub.it

2 commenti:

  1. L'Associazione culturale Max Aub, promossa dall'Assessorato alla cultura della Regione Piemonte, dall'Assessorato alla cultura della Provincia di Alessandria e dal Comune di Alessandria, propone lo spettacolo teatrale “L’ultima notte” di Jochen Dehn, con Laura Bombonato, regia di Jochen Dehn. Lo spettacolo viene proposto per il mese di aprile 2007, preferibilmente dal 18 al 27 aprile.

    Nel 2004 l’allora Assessore alla Cultura Daniele Borioli (oggi Assessore ai Trasporti della Regione Piemonte) propose alla regista e attrice alessandrina Laura Bombonato di creare uno spettacolo teatrale sulla vicenda dei 20 bambini ebrei uccisi nella scuola di Bullenhuser Damm ad Amburgo il 20 aprile 1945. Il progetto fu presentato (luglio 2005) alla neo Assessore alla Cultura della Provincia, Rita Rossa, e riscontrò subito l’interesse oltre che dell’Amministrazione Provinciale anche del Comune di Alessandria e dell’Istituto per la storia della Resistenza. Su proposta dell’Assessore Rossa lo spettacolo fu inserito nel calendario delle iniziative per il Giorno della Memoria 2006, interamente dedicato al tema “i bambini nella Shoah” attraverso una serie di eventi realizzati su tutto il territorio provinciale. Lo spettacolo è nato dalla collaborazione tra Laura Bombonato e il giovane regista tedesco Jochen Dehn il quale ha firmato il testo poi tradotto con l’aiuto dell’attrice alessandrina. Nel dicembre del 2005 sono iniziate le prove del monologo, destinato ad un pubblico adulto fino a comprendere gli studenti degli ultimi anni degli Istituti Superiori, in particolare quelli coinvolti dagli eventi proposti per il Giorno della Memoria. Il debutto è avvenuto ad Alessandria presso il Teatro Comunale il 26 gennaio per tutta la cittadinanza e, in replica, il mattino dopo, per gli studenti alessandrini proprio nella giornata dedicata al ricordo dell’Olocausto. Quest'anno lo spettacolo è stato rappresentato a Napoli, presso il Teatro Mercadante, il 29 gennaio 2007, alla presenza del fratello del bambino napoletano ebreo ucciso e del Sindaco di Napoli.

    Il monologo rappresenta una riflessione sulla contemporaneità non immune dal riservare un tragico destino ai bambini nelle diverse aree del mondo, non solo quelle interessate dai conflitti, ma anche una cruda fotografia del male di cui Bullenhuser Damm fu tragico teatro. Il titolo dello spettacolo è “L’ultima notte” proprio in riferimento alle ultime ore di vita dei bambini ebrei che, già vittime di esperimenti sulla tubercolosi nel lager di Neuengamme, furono eliminati dalle SS in quanto testimoni scomodi di prove compromettenti; prima addormentati con un’iniezione di morfina, poi impiccati e bruciati nei forni. Non tutti i responsabili pagarono.
    Fu una brutale esecuzione ma tutta la storia, ben descritta da Maria Pia Bernicchia e ripresa da Titti Marrone (sulla deportazione di Sergio De Simone, di Napoli, che fu giustiziato a Bullenhuser Damm) in due importanti pubblicazioni, suggerisce domande oltre a provocare un profondo senso di disagio.
    Fino a dove possiamo arrivare quando prevale il sonno della ragione? Quando qualunque strumento è lecito al fine del raggiungimento dell’obiettivo? Quando non siamo in grado di “ascoltare” il silenzio tragico e raggelante di chi abbiamo di fronte, perché piegati dalle nostre assurde ambizioni?
    C’è di più, in questo monologo della durata di un’ora e dieci minuti, del semplice e frustrante ricordo di ciò che il nazismo ci ha lasciato; c’è un umile ricerca delle debolezze che sempre ci segneranno e con le quali sempre dovremo fare i conti; c’è un ragionamento sull’elaborazione della memoria infantile e sulle esperienze vissute dai bambini ebrei nella Shoah.
    C’è un richiamo alle esperienze di quei bambini che vivono tragedie, senza poter chiedere e sapere, e che trascinano una parte della loro vita completamente svuotata, priva di spontaneità.


    Ogni anno ad Amburgo il 20 aprile i venti bambini di Bullenhuser Damm vengono ricordati con una manifestazione commemorativa. Replicare lo spettacolo “L’ultima notte” dal 18 al 27 aprile 2007 nella regione Piemonte sarà il nostro modo per ricordare i bambini uccisi e per celebrare la Festa della Liberazione.



    Associazione culturale Max Aub
    Assessorato alla Cultura – Regione Piemonte
    Assessorato alla Cultura – Provincia di Alessandria
    Comune di Alessandria


    JOCHEN DEHN, 1968, REGISTA, VIVE E LAVORA TRA PARIGI E AMBURGO
    TRA I SUOI PROGETTI PIU’ SIGNIFICATIVI:

    - „RECOLONIZZAZIONE DELLA CITTA’ DI AMBURGO : IL MALINTESO” DI CAMUS
    - RICERCA PER UN PEZZO TEATRALE „ELEZIONE E POSSESSIONE“ IN ABIDJAN/ COSTA D'AVORIO. DEBUTTO DEL PROGETTO NEL PRATER/ VOLKSBUEHNE A BERLINO IN COLLABORAZIONE CON MONIKA GINTERSDORFER, KNUT KLASSEN E JELKA PLATE

    -„GOTT IST NIVEA“ ( DIO E' NIVEA) SCHAUSPIELHAUS A AMBURGO, INN MOTION FESTIVAL A BARCELLONA

    -„ZEROHERO“ IN COLLABORAZIONE CON L’ARTISTA JOHN BOCK E L’ATTORE THOMAS LOIBL. VERSIONE PER LA 51. BIENNALE DI VENEZIA, SEZIONE ARTE.

    -„ICH BIN DU ALS EXPLOSION“ ( SONO TE COME ESPLOSIONE) PEZZO TEATRALE PER DUE ATTORI E DUE COSTUMI DI VELCRO
    NEL BENZINAIO ORLEN, BAUMEISTERSTRASSE, AMBURGO
    CON LAURA BOMBONATO E VOLKER MUTHMANN

    -„WIE MAN MONSTER MACHT UND WIESO MAN SIE BRAUCHT“
    ( COME SI CREANO I MOSTRI E PERCHE’ SE NE HA BISOGNO), PEZZO TEATRALE BASATO SUI RACCONTI DELLA CONQUISTA E IL ROMANZO LOLITA. CON IRIS MINICH E L'ELEFANTE MALA. IN COLLABORAZIONE CON CHRISTIN VAHL E SONNI FRANKELLO.KAMPNAGEL, INTERNATIONALE KULTURFABRIK A AMBURGO



    LAURA BOMBONATO, 1972, ATTRICE, VIVE AD ALESSANDRIA

    SI E’ DIPLOMATA NEL 1997 ALLA SCUOLA DEL TEATRO STABILE DI TORINO DIRETTA DA LUCA RONCONI.
    NEL 2004 HA FREQUENTATO IL CORSO DI PERFEZIONAMENTO IN QUALITA’ DI REGISTA TENUTO DA LUCA RONCONI.

    HA DEBUTTATO A MILANO NE “LA MITE” DI DOSTOEVSKIJ A NOVEMBRE DEL 1997 PER LA REGIA DI MONICA CONTI.

    TRA I LAVORI PIU’ IMPORTANTI COME ATTRICE:
    “HAMLET X” DA SHAKESPEARE, REGIA DI VALTER MALOSTI
    “ALFIERI! ALFIERI!” SULLA VITA DI ALFIERI, REGIA DI BEPPE NAVELLO
    “QUESTA SERA SI RECITA MOLIERE” DI E CON PAOLO ROSSI
    “DISPETTO D’AMORE” DI MOLIERE, REGIA DI MONICA CONTI
    “IL MALINTESO” DI CAMUS, REGIA DI JOCHEN DEHN E MONICA GINTERSDORFER
    “ICH BIN DU ALS EXPLOSION” DI E PER LA REGIA DI JOCHEN DEHN
    “VENNERO DONNE CON PROTESO IL CUORE” DI G.GOZZANO, MELOLOGO DI G.PENOTTI
    “POMERIGGIO DI FESTA” DI S. SATTA FLORES, REGIA DI MICHELANGELO RAGNI

    NEL 1998 HA FONDATO LA COMPAGNIA TEATRALE MAX AUB, DI CUI E’ REGISTA.
    TRA I LAVORI PIU’ IMPORTANTI COME REGISTA:
    “DELITTI ESEMPLARI” DI MAX AUB
    “RIVELAZIONI” DI MASSIMO BRIOSCHI
    “LE SERVE” DI GENET
    “UNA FESTA PER BORIS” DI BERNHARD
    “54” DI WU MING CON GLI YO YO MUNDI
    “RESISTENZE: LA BANDA TOM E ALTRE STORIE PARTIGIANE” CON GLI YO YO MUNDI
    “HAMELIN” DI FABRIZIO BONCI

    LETZTE NACHT - L’ULTIMA NOTTE
    RACCONTIAMO LA STORIA DELLA MORTE DI BAMBINI CHE SONO STATI ASSASSINATI NELLA NOTTE DEL 20 APRILE DEL 1945 AD AMBURGO, DOPO ESSERE STATI USATI PER ESPERIMENTI MEDICI. DOVEVANO ESSERE FATTI SPARIRE PERCHE´ ERANO DIVENTATI PROVE COMPROMETTENTI.
    PARLIAMO DEL NOSTRO MONDO, PARLIAMO PER NOI, NOI SIAMO QUEI BAMBINI.

    “Io non ero lì durante la mia morte.
    Credo di essere stata nuda.
    Spogliati. Verrai vaccinata.
    Vengo vaccinata.
    Puoi rivestirti.
    Divento stanca e mi chiedo perché siamo nudi, sempre nudi, quando ci vaccinano. Perché mi devo spogliare per una siringa nel braccio. Non sono in Tailandia. Non abbiamo viaggiato a lungo. Sono ad Amburgo, non sono nelle Filippine.
    Non abbiamo portato con noi le cose per la notte e non vedo letti. Ma io sono stanca. Vaccinata e stanca. Chiedo se posso dormire, adesso. Sono stanca per il viaggio. Forse per la fame, oppure per la vaccinazione. La mia testa scivola sulla panca.
    Esistono siringhe per la felicità. Sei fortunato che sia così.
    Tu pensi alla macellazione dei polli, che svolazzano e saltellano sfrenati anche quando la testa è stata già separata dal corpo.
    Si può urlare anche se non esiste più una connessione tra le corde vocali e la bocca? Il mio corpo può muoversi anche senza la testa?
    E’ difficile uccidermi? Perché mi inietti prima la morfina? E’ possibile che ci sia ancora morfina e non ci sia più veleno? Non è possibile far esplodere il mio cuore con l’iniezione di una bolla d’aria? Perché devo essere stanca durante la mia morte? Hai paura di una bambina che ha paura? Per chi è riservato il veleno? La morte per impiccagione è una bella morte? O è meglio essere colpiti da un proiettile nella fuga?
    Non ho visto tutto questo. Sono diventata stanca. Avevo freddo. Non ho quasi visto quelle stanze poco illuminate. Non ho sentito l’odore del caffè che tu hai bevuto dopo. Non ho mangiato nessun pezzo della cioccolata che tu hai mangiato.”

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  2. Bullenhuser Damm: la storia di venti bambini



    Il 20 aprile 1945, ad Amburgo nella scuola del quartiere di Bullenhuser Damm, vennero uccisi venti bambini ebrei, provenienti dalla Francia, dall’Olanda, dalla Jugoslavia, dall’Italia e dalla Polonia. Essi furono prelevati dal campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau con un tremendo inganno compiuto dal dottor Mengele, “l’angelo della morte”, e furono inviati al campo di concentramento di Neuengamme, a circa 30 km da Amburgo, per essere usati come cavie umane per compiere degli esperimenti sulla tubercolosi da parte del medico nazista Kurt Heissmeyer.

    I venti bambini, dieci maschi e dieci femmine, giunsero a Neuengamme il 29 novembre 1944 e nel giro di poco più di un mese il dottor Heissmeyer iniziò i suoi esperimenti. Infatti egli incideva la pelle sul petto dei bambini, sotto l’ascella destra, con tagli a X, lunghi da tre a quattro centimetri ed iniettava i bacilli della tubercolosi, coprendo la ferita con un cerotto. I bambini venivano così infettati dai bacilli tubercolotici vivi, capaci di sviluppare la malattia in forma molto virulenta. Heissmeyer riceveva le colture dei bacilli dal dottor Meinecke, batteriologo di Berlino, il quale cercò di dissuaderlo dal praticare simili esperimenti, ma invano.

    L’ostinazione di Heissmeyer era fortemente motivata dall’ambizione, voleva emergere, voleva migliorare la sua carriera e diventare famoso: per questo non ebbe scrupoli a trattare i bambini come fossero topi, come cavie per studiarne le difese immunitarie.

    La reazione dei bambini dal punto di vista fisico fu un vero e proprio fallimento; infatti erano apatici, sofferenti, con febbre molto alta. Si tentò di operarli, asportando ai bambini le ghiandole ascellari attraverso un più profondo taglio: ogni intervento richiedeva circa un quarto d’ora. Le ghiandole asportate furono messe in vasi di formalina, li etichettarono con il nome e il numero tatuato sul braccio.

    La situazione sanitaria dei venti bambini stava precipitando perché l’infezione stava colpendoli in forma devastante e, in più, le ghiandole asportate non presentavano alcune traccia di anticorpi: l’esperimento quindi poteva considerarsi completamente fallito.

    Si giunse così al 20 aprile 1945, gli alleati inglesi erano già nelle vicinanze di Amburgo. I bambini erano colpiti da febbre sempre più forte e la tbc galoppava nei loro corpi indifesi. Le autorità del campo di Neuengamme decisero di disfarsi dei venti bambini perché sarebbero stati una prova evidente dei bestiali esperimenti lì compiuti. Vennero caricati su un camion postale che si diresse verso Amburgo, alla scuola di Bullenhuser Damm che in quel periodo era stata trasformata in carcere per prigionieri scandinavi.

    Portarono i venti bambini nella cantina della scuola, venne fatta loro un’iniezione per addormentarli; poi fu messa al collo una corda e furono appesi ad un gancio “come quadri alla parete”, così si espresse uno dei soldati che eseguì l’impiccagione durante il processo che si svolse il 2 maggio 1946. Alle 4 del mattino tutti i bambini erano morti. I loro cadaveri furono ammucchiati nella cantina e le SS che compirono quell’orribile gesto, appena dopo, salirono al primo piano a bere caffè e a fumare sigarette per festeggiare il giorno compleanno di Hitler (20 aprile). Come ricompensa per quel che avevano fatto, le SS ricevettero venti sigarette e mezzo litro di grappa.

    Nella notte fra il 21 e il 22 aprile il camion postale ritorno al campo di Neuengamme con i cadaveri dei bambini che furono bruciati; le ceneri vennero disperse nei campi circostanti.

    Il 18 marzo 1946, l’esercito inglese diede inizio al processo contro i quattordici responsabili del massacro dei venti bambini, che si concluse con la loro condanna a morte per impiccagione il 3 maggio. Soltanto undici di loro furono giustiziati, gli altri tre rimasero impuniti.

    Grazie a Gunther Schwarberg, giornalista tedesco del settimanale “Stern” che ha dedicato tutta la sua vita nel trovare i carnefici del Terzo Reich, il 20 aprile è diventato il “Giorno del ricordo” e nella scuola di Bullenhuser Damm, oggi ribattezzata Janusz Korczak Schule in onore del grande pedagogo polacco morto a Trebblinka insieme ai bambini ebrei dell’orfanotrofio che istituì e diresse nel ghetto di Varsavia, ogni anno viene organizzata una cerimonia commemorativa in onore di questi venti bambini.

    Il 20 aprile 1979 è nata l’”Associazione dei Bambini di Bullenhuser Damm”, di cui Philippe Kohn – fratello di Georges André, il più grande dei venti bambini impiccati – è il presidente.

    Tra i venti bambini c’era anche un italiano, Sergio De Simone, nato a Napoli il 29 novembre 1937, figlio di Edoardo, capitano di marina, e della mamma Gisella, di origine ebraica. Con la mamma Gisella, con le cugine Andra e Tatiana e con la loro mamma Mira, con la nonna Rosa, Sergio De Simone viene portato a Trieste, alla Risiera di San Sabba e il 29 marzo 1944 giungono al Lager di Auschwitz-Birkenau. Appena giunti la nonna Rosa viene mandata subito a destra e spedita alla camera a gas, Sergio e le due cugine, separati dalle loro mamme, vengono spediti nella baracca dei bambini, la baracca 11.



    Nella scuola di Bullenhuser Damm, su una lapide posta in un giardino di rose bianche per ricordare i venti bambini, si legge: “Qui sosta in silenzio, ma quando ti allontani parla”.



    *****

    Alcune informazioni sui bambini ebrei ad Auschwitz



    Quando i bambini ebrei giungevano con le loro famiglie ad Auschwitz, dopo giorni di viaggio torturante dentro i vagoni sigillati, venivano sottoposti alla selezione. Se avevano meno di 15 anni erano destinati allo sterminio immediato. Le SS li separavano dalle famiglie e li spingevano nel gruppo di coloro che venivano avviati verso le camere a gas di Birkenau. Sfuggivano alla morte immediata alcuni bambini (soprattutto gemelli) destinati agli esperimenti medici del dottor Josef Mengele, soprannominato “l’angelo della morte”.

    I bambini ad Auschwitz potevano essere ripartiti in quattro gruppi:

    1) i bambini inviati alla camera a gas immediatamente all’arrivo;

    2) i bambini uccisi ancora prima di nascere o assassinati alla nascita;

    3) i bambini nati nel campo e lasciati in vita;

    4) i bambini ammessi al campo come detenuti.



    Gli esperimenti medici



    Molti medici parteciparono ai criminosi esperimenti effettuati sui detenuti dei campi di concentramento. La responsabilità di questa attività va attribuita al comandante supremo delle SS Heinrich Himmler e a Ernst Grawitz, medico e direttore dell’Ufficio sanitario centrale delle SS.

    Gli esperimenti erano finalizzati alla ricerca dei fondamenti scientifici della teoria della superiorità della razza “ariana”, alla realizzazione di progetti di politica demografica e al miglioramento dello stato di salute dei militari tedeschi.

    Oltre agli esperimenti patrocinati dalle autorità, alcuni medici effettuarono esperimenti sui detenuti dietro richiesta di società farmaceutiche e di istituti di medicina tedeschi o anche per ragioni di carriera professionale (vedi il caso del dottor Heissmeyer che usò come cavie i venti bambini di Bullenhuser Damm).

    Nel complesso di Auschwitz-Birkenau-Monowitz non vi furono limiti, né sul tipo di interventi, né sul numero di soggetti da sottoporre a sperimentazione: anzi Auschwitz era così ben fornita di materiale umano da poterlo “esportare”, come avvenne al gruppo di venti bambini trasferito a Neuengamme



    Indicazioni bibliografiche sull’argomento dei bambini nella Shoah



    • Maria Pia Bernicchia (a cura di), I 20 bambini di Bullenhuser Damm, Proedi Editore, 2004

    • Titti Marrone, Meglio non sapere, Editori Laterza, 2005

    • Sara Valentina Di Palma, Bambini e adolescenti nella Shoah. Storia e memoria della persecuzione in Italia, Edizioni Unicopli, 2004

    • Holliday Laurel (a cura di), Ragazzi in guerra. Diari segreti di adolescenti europei nel secondo conflitto mondiale, Il Saggiatore, 1996

    • Janina Barman, Un sogno di appartenenza. La mia vita nella Polonia del dopoguerra, Il Mulino, 1997

    • Cordelia Edvardson, La principessa delle ombre, Giunti, 1992

    • Luigi Fleiscmann, Un ragazzo ebreo nelle retrovie, Giuntina, 1999

    • Ruth Kluger, Vivere ancora. Storia di una giovinezza, Einaudi, 1995

    • Donatella Levi, Vuol sapere il nome vero o falso?, Il Lichene Edizioni, 1995

    • Lia Levi, Una bambina e basta, Edizioni e/o, 1999

    • Ana Novac, I giorni della mia giovinezza, Mondadori, 1998

    • Emanuele Pacifici, Non ti voltare, Giuntina, 1993

    • Liliana Alcalay Treves, Con occhi di bambina, Giuntina, 1994

    • Aldo Zargani, Per violino solo. La mia infanzia nell’Aldiqua 1938-1945, Il Mulino, 1995

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