Frasi tratte
da testi che ispirano note, rumori e sonorità che si fondono con la parola e
che arrivano modificate a spettatori che ne colgono significati altri e una
percezione di incanto. Luca Serrapiglio suona il sassofono soprano e contralto,
il clarinetto e piccole percussioni, Luca Bernard il contrabbasso e
percussioni. Entrambi leggono in modo anticonvenzionale frasi ripetute all’infinito
e ipnotiche come un mantra. La distinzione tra parola e suono si annulla e
l’udito si abitua ad un linguaggio composito dove le differenze si compenetrano
e fondono in un tutto che assume valore assoluto. “Le porte del mondo non sanno
che fuori la pioggia le cerca”: la pioggia creata con percussioni a sabbia è parte
del testo e l’atmosfera è onirica e fiabesca, così magica da desiderarne la
dilatazione ad oltranza.
Le
molteplici varianti di tono consentono momenti ironici e un’intesa giocosa tra
i due musicisti e il pubblico, rendendo i testi un mezzo espressivo privo di
scopo univoco, ma puro strumento condiviso e sperimentale. “Non è che abbiamo
perso, è che ancora non stiamo vincendo”: una frase di Pancho Villa diventa pretesto
di gioco e di scambio di sguardi e gesti complici che significano molto più
delle semplici parole, ma sottintendono umorismo e comunicazione stratificata.
Illustri i
riferimenti culturali, dall’avanguardia futurista di Russolo, teorizzatore del
rumore contro il suono armonico, all’indeterminismo di John Cage, che sembra
emergere nella destrutturazione priva di qualunque imposizione semantica. La
composizione è senza fine deterministico, l’improvvisazione dell’artista vale
in quanto tale ed è creatura pulsante e viva. Questa la lezione di Cage che si
respira in una serata dominata dalla bravura di musicisti che inchiodano il
pubblico con sonorità inedite e incredibilmente trascinanti che paiono nascere
e donarsi sul momento.
Rimane la
sensazione di aver assorbito, attraverso la sensibilità e il talento Di Luca
Serrapiglio e Luca Bernard, ciò che loro stessi hanno distillato da preziose
letture, filtrato e reiterato in espressione sonora, per suggerire nuove
interpretazioni e un senso di coinvolgimento viscerale.
Uno
spettacolo singolare, divertente e diverso da qualsiasi linguaggio musicale
convenzionale, da godere con l’udito e con tutta l’irrazionalità che apre alla
bellezza.
Un altro
giovedì di alto livello musicale e teatrale al “Fatto bene una volta”, che
arricchisce la riuscita rassegna “Voglia di teatro” voluta e organizzata da
Laura Bombonato. Il successo di pubblico è stato evidente e l’atmosfera del
“Fatto bene una volta” si è rivelata perfetta, intima e tanto amichevole da
diventare anch’essa un appuntamento imperdibile. Al prossimo giovedì.
Nicoletta Cavanna
