Boduàr - rassegna Voglia di teatro - 9 maggio - Alessandria - recensione


Frasi tratte da testi che ispirano note, rumori e sonorità che si fondono con la parola e che arrivano modificate a spettatori che ne colgono significati altri e una percezione di incanto. Luca Serrapiglio suona il sassofono soprano e contralto, il clarinetto e piccole percussioni, Luca Bernard il contrabbasso e percussioni. Entrambi leggono in modo anticonvenzionale frasi ripetute all’infinito e ipnotiche come un mantra. La distinzione tra parola e suono si annulla e l’udito si abitua ad un linguaggio composito dove le differenze si compenetrano e fondono in un tutto che assume valore assoluto. “Le porte del mondo non sanno che fuori la pioggia le cerca”: la pioggia creata con percussioni a sabbia è parte del testo e l’atmosfera è onirica e fiabesca, così magica da desiderarne la dilatazione ad oltranza.
Le molteplici varianti di tono consentono momenti ironici e un’intesa giocosa tra i due musicisti e il pubblico, rendendo i testi un mezzo espressivo privo di scopo univoco, ma puro strumento condiviso e sperimentale. “Non è che abbiamo perso, è che ancora non stiamo vincendo”: una frase di Pancho Villa diventa pretesto di gioco e di scambio di sguardi e gesti complici che significano molto più delle semplici parole, ma sottintendono umorismo e comunicazione stratificata.
Illustri i riferimenti culturali, dall’avanguardia futurista di Russolo, teorizzatore del rumore contro il suono armonico, all’indeterminismo di John Cage, che sembra emergere nella destrutturazione priva di qualunque imposizione semantica. La composizione è senza fine deterministico, l’improvvisazione dell’artista vale in quanto tale ed è creatura pulsante e viva. Questa la lezione di Cage che si respira in una serata dominata dalla bravura di musicisti che inchiodano il pubblico con sonorità inedite e incredibilmente trascinanti che paiono nascere e donarsi sul momento.
Rimane la sensazione di aver assorbito, attraverso la sensibilità e il talento Di Luca Serrapiglio e Luca Bernard, ciò che loro stessi hanno distillato da preziose letture, filtrato e reiterato in espressione sonora, per suggerire nuove interpretazioni e un senso di coinvolgimento viscerale.
Uno spettacolo singolare, divertente e diverso da qualsiasi linguaggio musicale convenzionale, da godere con l’udito e con tutta l’irrazionalità che apre alla bellezza.
Un altro giovedì di alto livello musicale e teatrale al “Fatto bene una volta”, che arricchisce la riuscita rassegna “Voglia di teatro” voluta e organizzata da Laura Bombonato. Il successo di pubblico è stato evidente e l’atmosfera del “Fatto bene una volta” si è rivelata perfetta, intima e tanto amichevole da diventare anch’essa un appuntamento imperdibile. Al prossimo giovedì. 
Nicoletta Cavanna

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