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PASSOdopoPASSO - Escursione di gruppo "Dal Tanaro alle colline" - Domenica, 19 novembre

Domenica, 19 novembre 2017 escursione di gruppo durata: 3h / 10 km a Masio "Dal Tanaro alle colline".

Partenza: ore 9 dal parcheggio di fronte a Via Rettoria (zona Orti)
Ritrovo: ore 9:30 nella piazza del Municipio di Masio (AL).

Partecipazione gratuita. Pranzo al sacco personale. 

Dare cortesemente conferma della propria partecipazione alla mail info@passodopopasso.eu, 
lasciando un recapito cellulare, entro venerdì 17/11.

Grazie

L'abbiamo scampata

Son tornato, son tornato, tranquilli. Sano e salvo come sempre e che mi capita appena prendo possesso delle avite mura? Che precipito in pieno pericolo di rialluvione. Così mentre stavo cercando di recuperare sonno, ecco megafoni e macchine della polizia che invitano tutti ad andare ai piani alti e a portare le macchine in piazza Garibaldi. Accidenti, pigiamato e già con l'occhio cisposo, salti giù dal giaciglio e corri a tirare fuori le macchine e ad immetterti in una folla terrorizzata che cerca di arrivare alla parte più alta della città già intasata di gente e mezzi. Nella concitazione si dimenticano i telefoni e a momenti le chiavi di casa. Sarebbe stato bello rimanere chiusi fuori. Comunque tutta la città è in piena emergenza, visto che questa volta anche la Bormida sta uscendo. Si rientra a casa affannati e di corsa e si rimane in attesa del peggio. Comunque la macchina preventiva sta funzionando bene e comunque vadano le cose sarà una bella e utile esercitazione, tipo quelle che fanno in Giappone per i terremoti. Certo che gli alessandrini partecipino compatti e disciplinati e senza criticare è già una gran cosa, ma quando c'è la strizza e l'hai già provata una volta l'alluvione, stai con le orecchie basse e corri. 

Le notizie si rincorrono e l'acqua arriva quasi ad una spanna dal bordo dell'argine vicino al Tiziano, cioè dietro a casa mia e non si può prevedere se continuerà a salire. Verso le 4 si ferma, poi lentamente comincia a calare. Insomma una bella nottata, ci siamo arrivati al pelo, poi per lo meno nel centro i nuovi argini hanno tenuto bene e ad una piena ben superiore a quella del '94. Basta vedere quanto c'è di acqua nella campagna attorno alla città. Che dire, per ora sembra che l'abbiamo scampata. Sinceramente mi interessa poco andare a vedere se le cause sono il clima sempre più aggressivo, la mancanza di manutenzione dei letti dei fiumi per colpa di un malinteso e falso ambientalismo d'accatto o che altro. Mi piace solo constatare che il nuovo ponte ha funzionato, che i lavori fatti a suo tempo sono stati efficaci e che la macchina di prevenzione emergenze ha funzionato molto bene con decisioni tempestive. Quindi ad ognuno la sua parte di merito per avere evitato una tragedia che nelle vecchie condizioni sarebbe stata ancora più grande di allora, a chi ha fatto bene le cose prima e a chi si è mosso molto bene adesso dando l'impressione netta che anche eventi piuttosto grossi ed improvvisi, possono in qualche misura, se non essere controllati, almeno essere messi nella condizione di ridurre al massimo i danni. Grazie ancora a tutti quelli che hanno trascorso tutta la notte per noi al servizio di questa emergenza.


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Acqua e Terra - La grande alluvione del 1994 diventa un film

La grande alluvione del Piemonte raccontata in 52 minuti. E' uscito il dvd di Acqua e Terra, il film che racconta le vicende di alessandrini, cuneesi, astigiani in quei drammatici giorni. Il documentario è l'omaggio che la Stuffilm vuole fare al suo Piemonte, non abbiamo chiesto contributi ne pubblici ne privati. Il dvd è acquistabile on line sul sito https://acquaeterradoc.wordpress.com/buy-compra/ Per info su proiezioni, incontri, acquisti federico.moznich@stuffilm.com

La Grande alluvione del 1994 - teaser del doc Acqua e Terra

5 novembre 1994 - 5 novembre 2014 20 anni dopo Stuffilm racconta la grande alluvione del 1994 con tutti i suoi protagonisti e immagini inedite Guardate il teaser per avere un assaggio di quello che sarà il film, in uscita il 5 novembre

Acqua e Terra - un documentario per raccontare l'alluvione del 1994

Il 5-6 novembre del 1994 il fiume Tanaro, dopo giorni di pioggia copiosa, inonda gran parte dei suoi territori. Da Garessio fino ad Alessandria passando per Alba e Asti, un fiume di fango distrugge tutto ciò che incontra. Si conteranno 70 morti e più di 2000 sfollati, Il più grande e drammatico disastro naturale del sud Piemonte. A 20 anni dalla tragica alluvione del 1994 Stuffilm ripercorre con un documentario i drammatici giorni che sconvolsero le province di Cuneo, Asti e Alessandria. I protagonisti dell’epoca ci raccontano attraverso i lori ricordi tutto ciò che hanno vissuto e visto, la forza di un fiume che fino a quel momento era sempre stato benevolo. La storia di un disastro naturale imprevisto e che ha sconvolto uno dei territori più produttivi d’Italia. In poche ore vennero spazzati via strade, ponti, ferrovie, case. Gli amministratori locali che dovettero fronteggiare un’emergenza mai provata, la storia di migliaia di volontari venuti da ogni parte d’Italia per liberare le città dal fango, la prima grande prova per la Protezione Civile che da pochi anni era stata ammodernata per essere pronta ad eventi così catastrofici. Il documentario, a 20 anni di distanza, racconterà i fatti di quei giorni, le tensioni, le paure, le speranze, Ma questo film è anche il giusto tributo per tutte quelle persone che con orgoglio ripartirono senza perdersi d’animo, nonostante tutto. L'uscita è prevista per il 5 novembre 2014 Ringraziamo BlogAl e tutti coloro che seguono la pagina. Chiunque volesse contribuire con storie, foto, video può contattarci sulla pagina Fb o scrivendo a federico.moznich@stuffilm.com sul nostro blog http://acquaeterradoc.wordpress.com/doc/ le news sul film e su tutto ciò che riguarda la salvaguardia del territorio

Tanaro e pesche miracolose.

Il ponte Cittadella nel 2006

Pensate che una volta nei due fiumi alessandrini c'erano i pesci! Cose che un ragazzo di oggi stenterebbe a credere. Erano di tre tipi, che il nostro dialetto sghembo faceva suonare come: i quajaster, i stric' e 'l cipii. C'era sempre qualche pescatore che con delle piccole reti si appostava vicino al ponte della ferrovia al Bormida o dopo il ponte Cittadella (abbattuto indecentemente nel cuore della notte ad agosto) sul Tanaro e passavano la giornata a calare e tirare su. Mio papà mi portava ogni tanto, quando ancora non andavo a scuola, dopo avermi appollaiato su un sellino che aveva montato sulla canna della bicicletta, sul ponte. C'era una specie di balconcino che si estendeva verso il fiume e ti dava la sensazione di essere sull'acqua. Io mi godevo quella vertigine improvvisa, come una sorta di piacere, di brivido, mitigato dalla mano sicura che mi teneva avvolto. Guardavo giù e aspettavo che l'uomo sul barcé, la tozza barca da fiume su cui stava seduto, si scuotesse dal suo apparente torpore e con uno sforzo di braccia che appariva potente, sollevasse il bastone che teneva tra le mani. Questo si fletteva, ogni volta quasi fino a spaccarsi; guardavo il filo appeso che si tendeva, alzandosi a poco a poco, poi i quattro angoli della rete emergevano a fatica dal flusso della corrente. C'era come una forza maligna che la tratteneva verso il basso; quasi ci volevi indovinare qualcosa di grosso e pesante, una pesca miracolosa che quella volta avrebbe riempito la barca. Allegavo gli occhi nello stupore gioioso della cattura, forse l'istinto del predatore alberga nel fondo di ogni uomo. Invece era solo il gran peso dell'acqua che a poco a poco sfuggiva verso il basso, liberando la rete dallo sforzo, finché con un ultimo strappo l'ultimo punto si liberava del fiume con un piccolo strappo che la  faceva quasi schioccare. 

Al centro, invece del tesoro atteso, tre o quattro sottili fettucce d'argento saltellavano impazzite. Erano gli stric',  gli "stretti"  appunto, piccoli pesciolini dai ventri magri e allungati.  Il pescatore, inclinava la rete verso il centro della barca e li faceva scivolare all'interno sul fondo, dove finivano la loro agonia disperata contorcendosi a lungo a ricercare l'acqua. Quando tornava a riva, a volte il mio papà andava a contrattare un po'. Parlavano a lungo in dialetto, prima di trovare un accordo; io me ne stavo lì, zitto ad ascoltare, forse è anche da lì che mi sono appassionato all'arte della contrattazione. Poi ce ne tornavamo a casa con il cartoccio nella borsa nera di pelle finta trapuntata. La mia mamma, che già lo sapeva, si era tenuta pronta una pentolina di smalto bianco con due manici, un po' scheggiata da una parte; ci metteva le cipolle che aveva già tagliato a fettine sottili e preparava il carpione, dopo aver pulito i pesci. Io assistevo a tutta l'operazione toccando ogni tanto col dito, i dorsi argentati per provarne la consistenza. Poi mica li mangiavo, non mi piaceva, allora, il gusto forte dell'aceto e avevo una paura terribile delle spine; negli stric' ci sono più spine che carne, in verità. Mio papà invece ne andava matto e se li mangiava di gusto, facendo grandi mugolii di soddisfazione e magnificandone la bontà con larghi gesti della mano, ma forse lo faceva per invogliarmi all'assaggio, come si fa con i bambini inappetenti. Per decenni non ho visto più nessuno pescare nel Tanaro. Chissà, o erano spariti i pesci o era scomparsa la fame. Mi dicono che adesso ci sono diversi extracomunitari che pescano dalla riva, ma di nascosto, forse è proibito farlo, ci vorrà la licenza. Forse devono essere ricomparsi sia i pesci che la fame.


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