
Sezione: Caffè Virtuale
Argomento: IN Alessandria? Perché non AD Alessandria?
Perché, nel parlare comune, noi alessandrini usiamo d’impulso l’espressione “IN Alessandria” piuttosto che “AD Alessandria”, come sarebbe più corretto?
Gli italiani sono o vanno “a Roma, a Milano, a Venezia”… e via di questo passo. La preposizione “in”, solitamente usata per le regioni, appare esagerata per la nostra Lisòndria; dunque? Sulle prime, la domanda posta da AleBlogAL nel forum di BlogAL – Sezione Caffè Virtuale – il 9 novembre scorso mi sembrava di quelle che lasciano il tempo che trovano. Chi avrebbe potuto rispondere? Alcuni di noi hanno candidamente ammesso di non fare troppo caso a quale locuzione usano. Poi, più per soddisfare una mera curiosità che altro, io stessa ho cominciato ad ascoltarmi, prestando più attenzione a quello che dicevo nei discorsi quotidiani, nel pronunciare il nome della nostra grigioamata cittadina; e ho cominciato ad afferrare.
“Sono qui, in Alessandria”. Perché? Nel momento stesso in cui raccontavo all’interlocutore le mie vicissitudini urbane, ho avvertito – immediato – un senso di calore: “in”, dentro. Un accenno di intimità, di lessico familiare che rassicura chi vive e parla in questa città. Dialogare fa esplodere d’impulso certe espressioni che ti stanno dentro. “In”, appunto. Alessandria è casa, è focolare, è una ciabatta non troppo attraente ma comoda per le pigre serate davanti alla TV; un comfort a cui, in fondo, si è affezionati.
Si va “ad Alessandria” partendo da un mondo estraneo, che non appartiene all’alessandrino abitudinario. Chi ci va è un forestiero che vi transita, presumibilmente, per motivi di lavoro… o a noi piace pensare così. Il verbo “andare” presuppone un aereo distacco nel viaggio, il moto perpetuo di chi riparte a breve. Se vengo, inevitabilmente, è di nuovo “in Alessandria”; perché ritorno a casa, tra volti conosciuti o in visita ad amici che si rincontran volentieri. Mi siedo a un tavolino con loro, magari sorseggiando un buon marocco de noiater, e rimango in compagnia fraterna anche se solo per poco tempo.
La nostra città è un luogo che rassicura, che non chiamiamo ancora patria ma scambiamo per un nido da cui si fa capolino giusto ogni tanto, o da cui ci allontaniamo furibondi alla scoperta di nuove Americhe. Ma quando vi si farà ritorno, sarà l’approdo del figliol prodigo alla terra desolata che in fondo amiamo, angolo per angolo. Un ammiccamento di locali frequentati – stesse facce, di giro con gli amici, di vasche in Corso Roma. Dici “in” e ti ritrovi al pub del centro dove già pregusti una serata con quelli della compa.
Oppure. Se invece, come Polentina ha giustamente osservato nel forum di BlogAL, questa espressione fosse solo frutto di una scelta dettata da motivi, per così dire, fonetici? “Ad Alessandria”, ricorda l’amica, suonerebbe male. Allora, tutto questo mio farneticare di luoghi e preposizioni urbane sarebbe stata solo un’oziosa perdita di tempo. Tuttavia, lasciatemelo dire: mi basta pronunciare la formula magica, “in Alessandria”, e già sento di essere nel mio.
E per promuovere, vivacizzare, esagerare (ma non troppo) le discussioni di noi alessandrini, venite a visitare il forum di BlogAL all’indirizzo http://www.angolottuso.it/forum
Abbiamo bisogno di voi e… la sottoscritta ha bisogno di materiale su cui sfogarsi!
Gli italiani sono o vanno “a Roma, a Milano, a Venezia”… e via di questo passo. La preposizione “in”, solitamente usata per le regioni, appare esagerata per la nostra Lisòndria; dunque? Sulle prime, la domanda posta da AleBlogAL nel forum di BlogAL – Sezione Caffè Virtuale – il 9 novembre scorso mi sembrava di quelle che lasciano il tempo che trovano. Chi avrebbe potuto rispondere? Alcuni di noi hanno candidamente ammesso di non fare troppo caso a quale locuzione usano. Poi, più per soddisfare una mera curiosità che altro, io stessa ho cominciato ad ascoltarmi, prestando più attenzione a quello che dicevo nei discorsi quotidiani, nel pronunciare il nome della nostra grigioamata cittadina; e ho cominciato ad afferrare.
“Sono qui, in Alessandria”. Perché? Nel momento stesso in cui raccontavo all’interlocutore le mie vicissitudini urbane, ho avvertito – immediato – un senso di calore: “in”, dentro. Un accenno di intimità, di lessico familiare che rassicura chi vive e parla in questa città. Dialogare fa esplodere d’impulso certe espressioni che ti stanno dentro. “In”, appunto. Alessandria è casa, è focolare, è una ciabatta non troppo attraente ma comoda per le pigre serate davanti alla TV; un comfort a cui, in fondo, si è affezionati.
Si va “ad Alessandria” partendo da un mondo estraneo, che non appartiene all’alessandrino abitudinario. Chi ci va è un forestiero che vi transita, presumibilmente, per motivi di lavoro… o a noi piace pensare così. Il verbo “andare” presuppone un aereo distacco nel viaggio, il moto perpetuo di chi riparte a breve. Se vengo, inevitabilmente, è di nuovo “in Alessandria”; perché ritorno a casa, tra volti conosciuti o in visita ad amici che si rincontran volentieri. Mi siedo a un tavolino con loro, magari sorseggiando un buon marocco de noiater, e rimango in compagnia fraterna anche se solo per poco tempo.
La nostra città è un luogo che rassicura, che non chiamiamo ancora patria ma scambiamo per un nido da cui si fa capolino giusto ogni tanto, o da cui ci allontaniamo furibondi alla scoperta di nuove Americhe. Ma quando vi si farà ritorno, sarà l’approdo del figliol prodigo alla terra desolata che in fondo amiamo, angolo per angolo. Un ammiccamento di locali frequentati – stesse facce, di giro con gli amici, di vasche in Corso Roma. Dici “in” e ti ritrovi al pub del centro dove già pregusti una serata con quelli della compa.
Oppure. Se invece, come Polentina ha giustamente osservato nel forum di BlogAL, questa espressione fosse solo frutto di una scelta dettata da motivi, per così dire, fonetici? “Ad Alessandria”, ricorda l’amica, suonerebbe male. Allora, tutto questo mio farneticare di luoghi e preposizioni urbane sarebbe stata solo un’oziosa perdita di tempo. Tuttavia, lasciatemelo dire: mi basta pronunciare la formula magica, “in Alessandria”, e già sento di essere nel mio.
E per promuovere, vivacizzare, esagerare (ma non troppo) le discussioni di noi alessandrini, venite a visitare il forum di BlogAL all’indirizzo http://www.angolottuso.it/forum
Abbiamo bisogno di voi e… la sottoscritta ha bisogno di materiale su cui sfogarsi!