Associazione Verso il Kurdistan - Comunicato stampa sullo sfratto esecutivo della famiglia Sdraiti - martedì 22 settembre 2015

Il capofamiglia, da 13 anni in Italia, con regolare permesso di soggiorno, ha avuto la sfortuna di perdere il lavoro a fine 2012; c'è poi il figlio maggiorenne, anch'egli rimasto disoccupato, la madre, una donna anziana, con qualche non lieve problema di salute, che parla solo il berbero e poi infine c'è un figlio minorenne, di 14 anni, che frequenta la scuola Vochieri e che nei prossimi giorni potrà scrivere un bel tema sul trattamento che l'Italia, Alessandria ha riservato a lui e alla sua famiglia.

Questa è la famiglia marocchina di Sdraiti Mohamed, una famiglia bisognosa di aiuto, che lunedì, su istanza della proprietà, l'Associazione Italiana Ciechi, che non ha accettato neppure l'ultima offerta di affitto e con l'autorizzazione della Prefettura di Alessandria che ha autorizzato l'intervento della forza pubblica, ha subito uno sfratto, in via Aspromonte 32, in Alessandria.
Non sono state certamente usate le buone maniere: dapprima è stato proibito alla giornalista de "La Stampa", intervenuta sul posto, di entrare nell'alloggio, mentre l'ufficiale giudiziario urlava verso le donne e i bambini presenti di "uscire immediatamente", scioccandoli; poi i poliziotti hanno letteralmente spintonato sul pianerottolo inquilini e solidali che si trovavano nell'alloggio e il fabbro chiamato dalla proprietà ha cambiato la serratura della porta d'entrata, impedendo alla famiglia di recuperare i propri effetti personali!

Accompagnati dai solidali dell'Associazione Verso il Kurdistan che ha seguito fin dall'inizio questa famiglia attraverso il proprio sportello legale, gli sfrattati hanno stazionato nell'atrio del Comune di Alessandria, dove, dapprima, c'è stata una chiusura, non si è manifestata alcuna volontà di andare loro incontro con una soluzione tampone.
L'unica proposta allora del Comune - non accettata dalla famiglia - è stata quella di prevedere il ricovero della madre e del figlio minorenne presso il dormitorio femminile, mentre per il padre e il figlio maggiorenne, la proposta è stata quella del dormitorio maschile. Essendo dormitorio, l'offerta, ovviamente, valeva solo per la notte, con fuoriuscita alle 7 del mattino e rientro alle 20 di sera!
Il resto della giornata si arrangiassero!
Il tutto condito da forzature, minacce di denuncia e quant'altro.
Sfiniti per la giornata, siamo stati noi solidali, insieme alla famiglia, a trovare una soluzione di ospitalità per la notte di lunedì.
Questo per restituire la verità dei fatti!

Invece, nella mattinata di oggi, martedì 22 settembre, durante il presidio in Comune della famiglia Sdraiti, si è verificato un fatto nuovo, ovvero si è trovato un accordo che impegna formalmente l'amministrazione comunale ad organizzare una soluzione abitativa per tutto il nucleo famigliare, a partire da sabato 26. Nell'intervallo di tempo che va fino alla giornata del 26, la famiglia verrà ospitata da amici e solidali.

Per concludere, vogliamo precisare questo, al fine di evitare fraintendimenti futuri.
Noi dell'associazione non siamo lo sportello "pratiche e consulenze", ma siamo attivisti, volontari, persone che tutti i giorni sono impegnati nel sociale, dalla parte dei profughi, dei discriminati, degli sfrattati, oltre che dei popoli oppressi: per questo, amiamo "sporcarci le mani", condividere, anche se per poco, una parte della loro vita.


Associazione onlus
Verso il Kurdistan

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