In questi ultimi anni il settore vitivinicolo piemontese ha conosciuto una fase di espansione esemplare, ottenuta in primo luogo con la ricerca della qualità, sia in campo che nella tecnica enologica.
Purtroppo oggi si è giunti ad un momento di stallo: il bilancio delle aziende viene messo sempre più a dura prova e il mercato internazionale, dominato da realtà sempre più agguerrite e concorrenziali, non lascia scampo ad aziende non perfettamente strutturate.
Indicatori della qualità dei prodotti vitivinicoli quali la tipicità non sono più sufficienti per concorrere adeguatamente sul mercato globale, pertanto la viticoltura e l'enologia piemontese hanno bisogno di una legislazione che sia improntata a facilitare l'accesso e la permanenza sui mercati globali.
Le leggi che regolano il comparto vitivinicolo sono l'impalcatura nell'ambito della quale le imprese vitivinicole operano, ma una loro scorretta formulazione, può ostacolare e rendere meno competitive le imprese stesse.
La nostra organizzazione è insoddisfatta delle proposte fatte dall'Assessorato negli ultimi tempi.
Come prima "emergenza" normativa ci troviamo di fronte all'imbarazzante proposta di linee guida per la gestione e la revisione degli Albi Vigneti fatta dalla Regione. Il tavolo di lavoro che ha generato il documento, che ha visto la partecipazione, come rappresentante del comparto agricolo, di un funzionario Coldiretti evidentemente non troppo attento durante le sedute della commissione, ha generato una serie di proposte inaccettabili. Prendiamo in esame le più assurde. La riduzione di resa ad ettaro per i vigneti DOC/DOCG colpiti da grandinate intense, in base a delimitazioni territoriali proposte dalla Regione; la delimitazione di aree colpite da grandine risulta essere fuori luogo, in quanto ogni persona dotata di buon senso e di un minimo di esperienza sa benissimo che la grandine non colpisce mai omogeneamente in vigneti collocati in aree declivi, ma che una superficie in genere viene colpita con intensità diversa anche su micro - aree molto vicine. "Veramente inconcepibile è la proposta di ridurre le rese ad ettaro per i vigneti che hanno superato i cinquant'anni di età: non vi sono documenti che provino che un vigneto vecchio non possa raggiungere una produzione pari a quella indicata nel disciplinare di produzione" afferma il direttore di Confagricoltura Alessandria Valter Parodi. In merito alle questioni tecniche relative agli impianti sono prospettati principi che non hanno nulla a che vedere con le realtà viticole piemontesi; si parte da prescrizioni relative alle forme di allevamento "tradizionali" da adottare, per arrivare a veri e propri paradossi tecnico-agronomici: altezza massima del ceppo dal suolo di
Ci fermiamo nel triste elenco per una riflessione: quale funzionario regionale verrà nei vigneti per verificare, metro, pallottoliere e bussola alla mano, il rispetto delle norme? Questo funzionario sarà in grado di capire che ogni areale di produzione, ogni comune e ogni azienda attuano tecniche agronomiche differenti in base alle proprie esigenze e che pertanto i "freddi numeri" contenuti nel documento proposto non possono in alcun modo trovare riscontro nella realtà?
"La pesante perdita di competitività delle aziende piemontesi sui mercati può e deve essere affrontata dalle medesime, senza l'ulteriore flagello dei laccioli dirigisti di una amministrazione che dimostra gravi inefficienze nel settore e che dimentica forse, o finge più probabilmente, la mancata riscossione del sostegno ai redditi 2007 da parte delle aziende agricole. Quello è un problema prioritario, significa cioè che va affrontato prima di altri" dichiara Andrea Mutti, viticoltore associato di Confagricoltura Alessandria nella Zona di Tortona e prosegue:"Nessuna norma contenuta nel protocollo delle linee guida è in grado di garantire competitività, flessibilità delle scelte, snellezza della fase produttiva, controllo dei centri di costo, elementi che rappresentano invece, con la coscienza corporativa, l'etica professionale, e la dignità personale elementi fondamentali per il conseguimento di un soddisfacente risultato economico. Il mercato, come insegna la commissario, farà poi il resto. Ma il mercato! non l'opposizione all'uso del buon senso proposto dal protocollo delle linee guida. Gli amministratori non contestualizzano gli eventi e non riflettono sui dati economici: errori imperdonabili; in momenti come questo agli agricoltori si deve concedere la libertà di lavorare assecondandone l'impegno gravoso senza ostruirne il cammino professionale. Che sia il mercato, ribadisco, e non il regolo calcolatore a sancire il successo o meno di una attività nel settore primario".
Altro tema per il quale la Regione deve giungere al più presto ad una soluzione è quello dell'uso dei Bag in Box per il confezionamento dei vini a Denominazione di origine: questi recipienti consentirebbero di proporre i nostri vini di qualità anche in Paesi, specialmente del Nord Europa, dove le nostre produzioni trovano enormi difficoltà; dopo anni di discussioni siamo ancora fermi al palo e le cantine si trovano ad affrontare una vendemmia 2008 senza avere venduto il vino in giacenza.
"Il successo della nostra viticoltura è senz'altro legato alla nostra storia, cultura e territorio, però è necessario semplificare e non duplicare la burocrazia. Non si tratta di stravolgere tutto quanto fatto fino ad oggi, ma si deve rendere funzionale ed efficace quello che già esiste" commenta il presidente di Confagricoltura Alessandria Gian Paolo Coscia. E' deludente che uno dei primi paesi vitivinicoli al mondo non conosca l'esatta consistenza della sua superficie vitata. E' deludente che vi siano continui attacchi al vino sul piano salutistico, si deve tener presente che la fonte di ogni male non può essere il vino, dato che il consumo pro-capite è passato dai
"Francamente i problemi di noi produttori sono ben altri. asserisce il presidente della Sezione vitivinicola di Confagricoltura Giorgio Leporati - Il costo dei fattori di produzione ha raggiunto livelli insostenibili per le aziende se rapportato ai prezzi dei prodotti venduti: di questo passo la viticoltura rischia di diventare un'attività non remunerativa".
I problemi della viticoltura piemontese sono di tipo pratico e pertanto devono essere proposte soluzioni che aiutino le aziende a promuovere i prodotti e ad affrontare i mercati; le autorità devono rispondere con un impegno di sburocratizzazione, che ci sollevi dal peso delle scartoffie che ci opprime costringendoci a dedicare un quarto del nostro tempo a riempire moduli per rispondere a 21 enti diversi deputati ai controlli e che verificano spesso le stesse cose.
E' necessario investire sulla ricerca, fatta in campo e avvalendosi della collaborazione tra il mondo accademico e le aziende, sulla comunicazione intelligente e competente, e sulle risorse umane dei giovani.
Infine, un triste accenno alle giacenze: presso le nostre cantine ci sono livelli alquanto preoccupanti e non si intravedono opportunità per smaltirle in breve tempo. "Proponiamo di intervenire con urgenza sul settore dichiara il presidente del Consorzio del brachetto d'Acqui nonché presidente della Vecchia Cantina di Alice Bel Colle e Sessame Paolo Ricagno per cui ci sembra indispensabile intervenire in primis distillando le giacenze del 2007 esistenti nelle cantine".
Alessandria, 9 giugno 2008