"Legami di morte" - Il nuovo romanzo di Angelo Marenzana

«Intrighi e delitti in un'Italia ad un passo dalla tragedia della guerra»

 

Legami di morte

Il nuovo romanzo di Angelo Marenzana

 

Due libri in due mesi e Angelo Marenzana si conferma instancabile narratore in ascesa; dopo la recente pubblicazione di Destinazione Avallon  (Robin Edizione, maggio 2008) esce, infatti, il 17 giugno il suo nuovo romanzo, Legami di morte, edito da Dario Flaccovio Editore.

La trama è di quelle che non lasciano indifferenti: per il suo sviluppo - che dosa sapientemente giallo e noir e un gusto tutta particolare di sondare gli aspetti più neri e reconditi dell'animo umano - e per ambientazione: gli anni del Ventennio Fascista che precedono lo scoppio della seconda guerra mondiale.

Siamo ad Alessandria nel maggio del 1936 e mentre l'Italia aspetta lo storico discorso in cui Mussolini proclama l'Impero, il commissario Augusto Bendicò, ancora scosso dalla tragica morte della moglie Betti, indaga sull'omicidio di Dora Laniero, giovane cantante di provata fede fascista. Grazie all'aiuto dell'amico e medico legale Silvera, il commissario scopre che l'omicidio della Laniero si ricollega alla morte di un'altra donna, avvenuta giorni prima. Stesse inquietanti modalità, stessa mente criminale. Un caso scottante... ma nel 1936 "la morte violenta è qualcosa che compete solo agli uomini" e Bendicò dovrà fare i conti con l'Upi, l'Ufficio politico investigativo, pronto ad insabbiare il caso e nascondere gli scheletri nell'armadio del regime fascista in ascesa.

«Legami di morte,» dice Angelo Marenzana «nasce da un racconto sul tema del Ventennio Fascista scritto un paio d'anni fa. Avrebbe dovuto far parte di un'antologia ma non se ne fece nulla. Sfumata quell'occasione , rivedendo il testo a distanza di tempo ho capito che c'erano elementi narrativi e strutturali che potevano godere di un ulteriore intervento; una volta individuata la trama da seguire, per me non è stato un impegno particolare trattare quel tipo di collocazione storica, visto che nella mia attività di scrittore prediligo proprio le ambientazioni legate alla prima metà del novecento; basti pensare a Tre fili di perle, Nebbie d'agosto o ad alcuni racconti della mia antologia Bel suol d'amore. Anche in Destinazione Avallon c'è un filo che lega, attraverso i ricordi, il protagonista al nonno emigrante in Francia alla fine degli anni '30. In Legami di morte, così come nelle altre storie di ambientazione storica, c'è l'immaginario che mi aiuta nello sviluppo degli avvenimenti. Poi entra in gioco la mia memoria nella creazione degli ambienti e del profilo psicologico dei personaggi. Per memoria intendo le cosiddette informazioni orali, quelle che non trovi in nessun libro, ma solo nelle chiacchiere ascoltate mentre mio padre e i suoi amici si incontravano, nelle storie che loro mi raccontavano, in vicende vissute da partigiani, o nelle strade del quartiere, nelle botteghe, nelle osterie o dal barbiere. A quelle aggiungo gli aneddoti legati a una certa, sottile, arte di arrangiarsi che illuminava le menti in un'epoca difficile: i soprannomi, dai quali nessuno sfuggiva, le liti coniugali sui balconi delle case a ringhiera con i vicini che assistevano piacevolmente divertiti ecc…  ingredienti di vita popolana, per intendersi.»

Romanzo di genere, atipico e d'altri tempi, quello dello scrittore alessandrino: in un'epoca dove il noir contemporaneo è spesso sinonimo di indagini ad alto tasso tecnologico fa piacere imbattersi in un commissario tutto d'un pezzo come Augusto Bendicò.

«Nelle mie trame la tecnologia sta fuori dalla porta, al punto che quasi non faccio nemmeno usare cellulari, computer, o conoscenze telematiche ai personaggi che vivono nelle mie storie d'ambientazione attuale. Credo che, spesso, l'abuso della tecnologia sia una scorciatoia, un trucco per viaggiare sul filo dell'incomprensibile. O forse, semplicemente, non sono aspetti che mi affascinano e quindi faccio fatica a maneggiarli. Con Bendicò ho potuto lavorare molto di più sul profilo psicologico, sul suo modo molto umano di elaborare il lutto della moglie, i suoi dialoghi con questa donna che vive ancora dentro di lui, la sua amicizia con il medico legale, e la sua inimicizia con le gerarchie della polizia. Elementi che andrebbero a stridere un po' con trame a più alto tasso tecnologico. L'attenzione del lettore rischia di essere trasportata su un altro piano, più scientifico, a scapito dell'interiorità dei personaggi. Il fascino vero comunque è stato quello di poterlo interpretare il mio personaggio, immedesimarmi, far provare a lui emozioni già provate da me, mettergli in testa i miei stessi ricordi.»

Nato ad Alessandria nel 1954, Angelo Marenzana, ha pubblicato  racconti su riviste e antologie. Tra queste, Giallo Mondadori, M La rivista del Mistero, Omissis (Einaudi, 2007), La legge dei figli. Antologia per i sessant'anni della costituzione (Meridiano Zero, 2007). Nel 2005 ha pubblicato il romanzo Tre fili di perle (Mobydick) e nel 2006 la raccolta di racconti Bel suol d´amore (Edizioni dell´Orso). Per la casa editrice Robin ha curato l´antologia Borsalino, un diavolo per cappello e ha pubblicato il romanzo Destinazione Avallon.

Il suo sito internet è www.angelomarenzana.net

 

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