Battiti attraverso materiali e continenti.
La grancassa è un mosaico di suoni e sorgenti diverse, sommate in una ritmica composita: ai battiti singoli e gonfi della
pelle, si sovrappongono il ticchettio dei tiranti metallici, del bordo ligneo e le stesse bacchette sono strumento oltre che mezzo.
I quattro musicisti si raggruppano intorno allo strumento, in un'operazione collettiva; la scomposizione dei materiali
costruttivi dà vita alla composizione sonora, a ritmiche progressive, in uno sfruttamento poliedrico dello strumento.
La danza sostenuta di J. Strauss, una polka saltante, veloce, s'impone come possibile sviluppo esecutivo, in una
normalizzazione; la cassa prende l'identità univoca di tamburo e i battiti si sciolgono e diventano tuoni; s'intrecciano
vibrafono e batteria in un tessuto colorato, con ritmiche circolari, accelerazioni e una forte componente melodica.
Il concerto di Ney Rosauro, porta alla sorprendente dolcezza del vibrafono, contraria alla natura di clangore del metallo;
coesistono asciutto e liquido, suoni secchi e al contempo carezzevoli; grappoli. Il concerto (in un contesto d'istituzionale
"serietà"), è contaminato da elementi di ritmica latina, espressa con la marimba; alcune figure ritmiche della batteria, il ride
sostanzialmente swing, creano un'atmosfera jazzistica scivolosa.
Suona l'incudine, in una metamorfosi il ferro si ammorbidisce sciogliendosi in cellule tematiche di un brano brasiliano,
(originariamente per quattro chitarre).
All'incudine si mescolano la marimba e il vibrafono nel ritmo del maxixe, danza brasiliana di fine '800, nella cui tradizione
convergono influenze europee e africane, e il cui sviluppo novecentesco avrà forma di complesse coreografie.
La disciplina ritmica è dissolta da un'improvvisazione frammentata di batteria, in cui i battiti sono imprevedibili, istintivi,
quindi unici; si tratta, diagonalmente, di jazz.
Si rinnova l'accostamento di vibrafono e marimba, che fluiscono nel brano Round Trip, a cucire sonorità d'identità
jazzistica.
Africa. Origine culturale imprescindibile per la percussione.
Due sorprese sonore: prima un flauto, dalle quinte. Temi yoruba, pulsazioni di tamburi rituali: nel brano Ohibo suonano
congas, bongos e timbales.
Sono forti le compenetrazioni di temi della santeria cubana, progenie di riti dell'Africa animista.
Nell'atmosfera africana il legno è materia sonora dominante, si sviluppa il suono della marimba, con risonanze gonfie, che
crescono per poi dissolversi.
Resta un suono di conchiglia, che cristallizza tutto in una morbida quiete sonora, (seconda sorpresa).
Il brano di Paco Peña suonato con la marimba riporta nell'America latina, d'identità ispanica, in cui predomina la clave
della rumba, incalzante.
Si accostano il campanaccio e il vibrafono, sostituito dai legnetti, in una trasfigurazione sonora in movimento da tracce
melodiche (tastiere di vibrafono e marimba), ai suoni asciutti del wood-block che scandisce la rumba, costante.
Si ritorna in Europa, con il brano ungherese. Si ricreano componenti melodiche e tematiche, come nella polka di Strauss.
Vi è alternanza di dinamiche e cambi di velocità, ammiccanti a Brahms (Danze ungheresi); si aggiunge la batteria, che
scandisce queste variazioni ritmiche e accompagna evoluzioni virtuose di vibrafono e xilofono, che nel finale paiono intonare
una melodia circense, cadenzata dal charleston.
La musica del Catubam è ricerca dell'identità e delle possibilità esecutive degli strumenti realizzata attraverso
composizione e scomposizione sonora.
Lo sviluppo delle potenzialità delle percussioni attraversa culture e continenti e nuove invenzioni.
Francesco Di Giusto

