
Sezione: Sanità e salute
Argomento: Anche questo è un viaggio (ospedale di Alessandria)
In quel di settembre 2008, quando il caldo era ancora presente nelle nostre ossa ora infreddolite, Marco si lamentò dell’ospedale di Alessandria e lo fece addirittura dalle pagine del suo blog: http://appuntidiviaggio.iobloggo.com La discussione è stata riportata pari pari da AleBlogAL nel nostro attuale forum, precisamente nel post del 18/01/2009.
Nulla da eccepire sulla professionalità di medici e infermieri che lavorano al “SS. Antonio e Biagio e C. Arrigo”; ma altri aspetti lasciano alquanto a desiderare Marco e soprattutto Laura, che ha vissuto l’esperienza di ricoveri e visite proprio in questa struttura. Tanto per cominciare, il fatto che gli infortunati con evidenti problemi a camminare debbano attraversare faticosamente – e chissà con quali mezzi – tutto il piano terra prima di approdare dal Pronto Soccorso alla sala gessi. La quale, peraltro, è malamente indicata sulla semplice piantina riportata all’ingresso dell’ospedale. E una volta trovata la sala, cosa scopriamo? Che l’unico sportello di accettazione funge anche da sportello prenotazioni, con conseguenti code chilometriche davanti allo stesso. Gli utenti, evidentemente, non sanno che esiste un servizio telefonico apposito per prenotare le visite; non sarebbe il caso che il nostro “sanatorio” informi meglio i cittadini su questa tanto più rapida scelta? Tra l’altro, compiuta la titanica impresa di pagare il ticket e di passare dal reparto radiologia, tra improbabili slalom in corridoi angusti su sedia a rotelle o stampelle, il prode invalido deve persino ritirarsi da solo le radiografie e riportarle in sala gessi. Ragazzi, chiariamoci: un simile sfiancamento è una terapia riabilitativa speciale per i traumatizzati (in tutti i sensi), costretti così a riprendere subito a camminare? Oppure è frutto di un assurdo iter dettato da cattiva logistica interna alla clinica?
A proposito di prenotazioni telefoniche: Ale non ne è molto soddisfatto. Lui stesso, quando ne ha avuto bisogno, ha dovuto provare milioni di volte – con l’indice ormai incancrenito sul tasto “Replay” del telefono – prima di trovare la linea libera. Gli inservienti rispondono che il servizio è così impostato e ti devi rassegnare a ritentare… finché sarai più fortunato. Dato che conosco bene chi lavora proprio al servizio prenotazioni telefoniche, insieme ad altre tre persone per turno, mi sorprendo di una tale inefficacia.
Polentina lamenta invece la scarsa efficienza del distaccamento Gardella nell’effettuare gli esami del sangue; oltre alle interminabili ore d’attesa, c’è il rischio elevato che i referti vengano addirittura scambiati… spaventando una persona in perfette condizioni di salute e illundendone una gravemente malata. E senza nemmeno le scuse di rito, dopo. Unica nota positiva, che rasserena questo fosco scenario ospedaliero: la nonna di Polentina, da poco scomparsa, ha ricevuto tutte le cure e le attenzioni possibili nei suoi ultimi giorni di vita, da parte di medici preparati ed estremamente cortesi e di infermiere umane e disponibili. Il reparto Prima Medicina, al quinto piano, ha lasciato così un buon ricordo nella nostra collaboratrice. Ed è a lei che va il mio pensiero affettuoso, con la speranza che la casa di cura alessandrina, pur tra i molti problemi che vi si incontrano giornalmente, migliori anno dopo anno per accordare ai suoi pazienti un trattamento da persone vere, non da pezzi interscambiabili di una grande scacchiera.
Nulla da eccepire sulla professionalità di medici e infermieri che lavorano al “SS. Antonio e Biagio e C. Arrigo”; ma altri aspetti lasciano alquanto a desiderare Marco e soprattutto Laura, che ha vissuto l’esperienza di ricoveri e visite proprio in questa struttura. Tanto per cominciare, il fatto che gli infortunati con evidenti problemi a camminare debbano attraversare faticosamente – e chissà con quali mezzi – tutto il piano terra prima di approdare dal Pronto Soccorso alla sala gessi. La quale, peraltro, è malamente indicata sulla semplice piantina riportata all’ingresso dell’ospedale. E una volta trovata la sala, cosa scopriamo? Che l’unico sportello di accettazione funge anche da sportello prenotazioni, con conseguenti code chilometriche davanti allo stesso. Gli utenti, evidentemente, non sanno che esiste un servizio telefonico apposito per prenotare le visite; non sarebbe il caso che il nostro “sanatorio” informi meglio i cittadini su questa tanto più rapida scelta? Tra l’altro, compiuta la titanica impresa di pagare il ticket e di passare dal reparto radiologia, tra improbabili slalom in corridoi angusti su sedia a rotelle o stampelle, il prode invalido deve persino ritirarsi da solo le radiografie e riportarle in sala gessi. Ragazzi, chiariamoci: un simile sfiancamento è una terapia riabilitativa speciale per i traumatizzati (in tutti i sensi), costretti così a riprendere subito a camminare? Oppure è frutto di un assurdo iter dettato da cattiva logistica interna alla clinica?
A proposito di prenotazioni telefoniche: Ale non ne è molto soddisfatto. Lui stesso, quando ne ha avuto bisogno, ha dovuto provare milioni di volte – con l’indice ormai incancrenito sul tasto “Replay” del telefono – prima di trovare la linea libera. Gli inservienti rispondono che il servizio è così impostato e ti devi rassegnare a ritentare… finché sarai più fortunato. Dato che conosco bene chi lavora proprio al servizio prenotazioni telefoniche, insieme ad altre tre persone per turno, mi sorprendo di una tale inefficacia.
Polentina lamenta invece la scarsa efficienza del distaccamento Gardella nell’effettuare gli esami del sangue; oltre alle interminabili ore d’attesa, c’è il rischio elevato che i referti vengano addirittura scambiati… spaventando una persona in perfette condizioni di salute e illundendone una gravemente malata. E senza nemmeno le scuse di rito, dopo. Unica nota positiva, che rasserena questo fosco scenario ospedaliero: la nonna di Polentina, da poco scomparsa, ha ricevuto tutte le cure e le attenzioni possibili nei suoi ultimi giorni di vita, da parte di medici preparati ed estremamente cortesi e di infermiere umane e disponibili. Il reparto Prima Medicina, al quinto piano, ha lasciato così un buon ricordo nella nostra collaboratrice. Ed è a lei che va il mio pensiero affettuoso, con la speranza che la casa di cura alessandrina, pur tra i molti problemi che vi si incontrano giornalmente, migliori anno dopo anno per accordare ai suoi pazienti un trattamento da persone vere, non da pezzi interscambiabili di una grande scacchiera.
E per promuovere, vivacizzare, esagerare (ma non troppo) le discussioni di noi alessandrini, venite a visitare il forum di BlogAL all’indirizzo http://www.angolottuso.it/forum/
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