Rockit- Newsletter n.199
E’ tutta mia la città al punto che oggi ho incrociato una mia amica d’infanzia del paesello che ora pure lei vive qui, che ora pure lei si fa il culo, che ora suona free jazz in un power-trio. E tra una sigaretta e quattro parole ci siamo ricordati di un gioco che si faceva all’età delle elementari. Lo chiamavamo zaghetto. In sostanza era una sorta di nascondino, in cui però non c’era un countdown da aspettare prima di cercare gli altri, ma uno lanciava la palla più lontano possibile e nel mentre ci si nascondeva. Il più delle volte il pallone si perdeva, perché noi siamo sempre stati quelli che non ce ne frega un cazzo di inseguire la scia. Era giusto un pretesto per imboscarsi e creare micro-mondi, misteriosi, amichevoli o anatomici. Si tornava a casa col buio, gioco mai finito e poesia a fiumi, e nei giorni successivi: nuove palle, nuovi tiri, nuovi mondi. Tutto nostro, è sempre stato tutto nostro.
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