Il Coro - 20 Marzo - Teatro Ambra - Recensione

Il coro è uno spettacolo surreale, basato su una trama semplice che narra di un progetto criminoso ai danni di una vecchietta devota e abitudinaria. La vicenda è spunto di dialoghi ai limiti del grottesco con ladri-killer sanguinari e psicopatici, capitanati da una femme fatale dalla mente criminale, a sua volta preda di ansie nervose e di tic nevrotici. Il tono è sopra le righe sin dal primo momento, i dialoghi intervallati da spari e risse. La banda si spaccia per coro di voci bianche bisognoso di un sotterraneo per le prove di canto e affitta la cantina, limitrofa al caveau di un vicino casinò, dell'anziana Polly, vedova che vive in compagnia del suo gatto. Il prevedibile piano consta nel furto del contenuto del caveau attraverso lo scavo di un tunnel. I cori di musica sacra registrati e trasmessi ad alto volume si mescolano ai dialoghi rissosi e ai continui scontri fisici degli sciagurati ladri, incapaci di civile convivenza, alle visite improvvise della padrona di casa che creano panico e ai miagolii del gatto.
Sempre buona la recitazione degli Stregatti, originali nell'accentuazione del carattere noir della vicenda e nel mettere in evidenza l'aspetto scioccamente diabolico di tutti i personaggi, sanguinari come solo gli stolti possono essere. Ogni componente della banda sfoga tensioni e frustrazioni in un iperattivismo malefico che trasforma la violenza gratuita in festa macabra. In un contesto così distorto i candelotti di esplosivo vengono coccolati e vezzeggiati come bambini e calci e  pugni si sprecano come sottolineature ad ogni espressione.  Forse un po' eccessivo l'aspetto grottesco a discapito delle variazioni di tono e di un approfondimento psicologico che avrebbero maggiormente messo in luce la bravura dei protagonisti. Teatro pieno e grande successo di pubblico, sicuramente una pièce piacevole e da vedere.
Nicoletta

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