Riprendono martedì 30 i martedì all'ambra con la compagnia dispari che presenterà lo spettacolo Salomè di O. Wilde per la regia di A. Repetto:
Un uomo ricco e potente, una fanciulla bella e capricciosa, la moglie dell'uomo ricco, gelosa e ferita, e un uomo, solo, che non può fare a meno di dire la verità. Sembrano fatti di oggi, fin troppo recenti e vicini. Invece no, il tutto è stato scritto da più di cent'anni, prendendo spunto da una storia (vera?) accaduta duemila anni fa. Sembra proprio che noi uomini, nonostante gli anni passati, e in questo caso sono davvero tanti, non siamo cambiati per niente. L'attualità della Salomé di Oscar Wilde è tutta qui, in quell'intreccio di sentimenti che hanno mosso, che muovono e muoveranno sempre l'anima e le azioni degli esseri umani. L'allestimento dello spettacolo è una rilettura moderna della femme fatale di Oscar Wilde la figura decadente della bellezza maledetta e dell'isteria, si trasforma in una giovane donna indifferente al potere, ma desiderosa di essere protagonista, incuriosita dalla vita che finge di conoscere, lontana dagli stereotipi di dissoluzione e decadenza.
La storia di "Salomé" è nota: una principessa danzatrice chiede al tetrarca Erode la testa del profeta Giovanni, non per compiere la vendetta di sua madre, Erodiade, ma per coronare un proprio sogno di macabra lussuria.
La regia è di Angelo Repetto.
Interpreti (in ordine alfabetico): Simone Conti, Fulvio Ferrari, Cristina Forcherio, Simona Gandini, Daniele Iacono, Stefano Iacono, Roberta Massobrio, Noemi Mazzoni, Paolo Scepi.
ingresso 8 euro ridotto 5
inizio ore 21
...e dopo buffet!










"La luna splende sulla terra magica e sensuale..."
RispondiEliminaE' spontaneo associare Salomé alle eleganti illustrazioni stile liberty che la ritraggono con in mano la testa di Giovanni, ma ciò che ne ricaviamo è un'immagine estetizzante, bellissima ma lontana. Come la sempre presente luna che influisce sugli umori di noi uomini, il teatro la trasforma da lontana e immota a reale e archetipo della passione frustrata e mutata in odio. Un mito senza tempo, come quello della femme fatale che da sempre è da lei rievocata. Dunque ciò che rimane impresso sono la passione, l'odio, la pazzia, il desiderio e gli oscuri presagi continuamente rievocati attraverso simboli e arcane allusioni (il battito d'ali di un enorme uccello sulla terrazza, la luna rossa come il sangue, i petali dei fiori anch'essi simili a gocce di sangue). La regia ha attualizzato il testo originale con una colonna sonora partenopea. Erode (bravissimo) parla con spiccato accento napoletano e il testo classico è accompagnato da canzoni napoletane tra cui una tarantella ballata. La parlata dialettale si fonde in modo particolarmente azzeccato con il carattere del personaggio del tetrarca, con la sua sensibilità ai presagi (superstizione nel moderno modo di vedere, ma anche timor sacro del fato che nulla perdona ) e il suo tentativo di mediare per salvare la vita al profeta. Il destino si deve compiere e l'amore si tramuta in follia. Erode convince Salomé a ballare la famosa danza ed è costretto, nonostante tutti i suoi tentativi, che paiono ancora più tragici proprio perché stemperati dalla parlata napoletana, a far decapitare il profeta e a compiere ciò che il destino, sotto forma del desiderio di una donna, ha stabilito. La danza dei sette veli appare in fotogrammi, immagini immobili divise tra loro da momenti di buio, quasi un sogno di quello che nell'immaginario collettivo rappresenta per autonomasia la sensualità e la seduzione. Ottima resa di una scena che rischiava di cadere nella banalità e invece è stata efficacemente e modernamente sintetizzata.
"Il mistero dell'amore è più grande del mistero della morte" , questa la frase che rimane impressa e questo il cuore pulsante del testo.
Bravi tutti gli attori e azzeccata e originale la regia di Angelo Repetto. Il teatro era pieno e direi che il plauso è stato collettivo.